Frammentazione Ecosistemica e Rete Ecologica

Ridurre l’impronta ecologica: come farlo in poche semplici mosse
Settembre 12, 2021
camminare
Camminare fa bene!
Ottobre 5, 2021

Questi due argomenti tornano in mente ogni volta che osservo i numerosi animali feriti o uccisi lungo le vie del nostro territorio così ricco di fauna e vegetazione. In quel preciso momento, se mai ce ne fosse bisogno, ricordo a me stessa: non è l’animale che attraversa la strada ma la strada che sta attraversando un ecosistema!

Cosa si intende per Frammentazione Ecosistemica?

Il fenomeno della frammentazione di un ambiente, ad esempio un bosco, una prateria o una zona umida, è un processo dinamico che consiste nel cambiamento dei pattern nel territorio, con successiva riduzione degli ecosistemi, degli habitat e delle unità di paesaggio. Questo processo agisce separando l’ambiente naturale in sezioni sempre più piccole e lontane tra loro. La frammentazione, infatti, viene riconosciuta come una tra le principali minacce globali della diversità biologica poiché: riduce la vitalità delle popolazioni animali, la dispersione degli individui e la possibilità di incontro e quindi di scambio genetico. Purtroppo alcune specie poco mobili non possono sostenere un elevato grado di frammentazione ambientale e possono addirittura estinguersi localmente.

Le principali cause

L’ urbanizzazione del territorio. Quando la matrice del paesaggio passa da una copertura di vegetazione naturale ad usi urbani, gli habitat diventano relitti disconnessi. Ciò può avvenire come nell’esempio grafico per:

1) Perforazione

2) Dissezione (costruzione di strade)

3) Frammentazione

4) Riduzione delle dimensioni dei frammenti

5) Riduzione delle dimensioni e del numero dei frammenti.

Vediamo nello specifico come la costruzione di infrastrutture: strade, autostrade, linee elettriche, possa creare un vero e proprio ‘effetto barriera’ tra le specie. La rete infrastrutturale incide moltissimo sui sistemi ambientali coinvolti, per esempio nei pressi degli svincoli tendono a svilupparsi nuove aree urbane come centri commerciali, zone industriali, insediamenti sportivi/ricreativi, creando talvolta del vero e proprio traffico! Tutto ciò ha un impatto devastante sull’ambiente ed è difficilmente controllabile.

Mortalità stradale della fauna selvatica

Le specie più colpite dalla mortalità stradale sono: il riccio, il rospo e i rapaci notturni come il barbagianni e la civetta. Non è possibile avere un dato preciso perché molti incidenti non vengono registrati, ma sicuramente lo scontro automobilistico è il più frequente.

Molti incidenti letali per gli uccelli, sono spesso provocati da urti contro superfici trasparenti (pannelli fonoassorbenti in vetro o in plexiglass), oppure dall’impatto con fili elettrici. Allo stesso tempo, le specie terrestri di piccole dimensioni (micromammiferi, anfibi, invertebrati) subiscono gravi perdite restando intrappolate in pozzetti, canalizzazioni o tubature.

La LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) per i volatili suggerisce interventi di mitigazione con l’applicazione di apposite sagome adesive che fanno da dissuasori per gli uccelli in transito. Altrettanto si può fare con le specie terrestri costruendo ponti, cavalcavia, sottopassi o tunnel ricoperti di terra e vegetazione, che permettono alla fauna locale di oltrepassare tranquillamente l’ostacolo.

Come si può agire?

È necessario ristabilire le naturali vie di dispersione individuando e studiando le Reti Ecologiche, suddivise in:

  • Aree centrali (core areas): coincidenti con aree già sottoposte o da sottoporre a tutela, dove sono presenti biotopi, habitat naturali, seminaturali con alto contenuto di naturalità come ad esempio un Parco o un’ Area Protetta;
  • Zone cuscinetto (buffer zones): zone a fasce, adiacenti alle aree centrali che costituiscono il nesso tra società e natura, dove è necessaria una corretta politica di gestione dei fattori ambientali ed antropici, ovvero sono fasce di rispetto delle aree protette;
  • Corridoi di connessione (green ways/blue ways): sono strutture preposte alla conservazione delle specie e degli habitat, che favoriscono la dispersione e lo svolgersi delle relazioni dinamiche tra ecosistemi e biotopi. Un corridoio stabilisce o migliora la connettività ecosistemica. Alcuni esempi sono: siepi, filari di alberi, scarpate stradali o ferroviarie, fiumi, torrenti, canali.
  • Macchie di connessione (stepping stones): punti minori di passaggio sequenziali che svolgono la funzione di connessione.

La Rete Ecologica quindi è uno strumento di gestione del territorio, atto a contrastare la sempre crescente frammentazione ecosistemica con l’obiettivo di creare e/o rafforzare un sistema di collegamento e di interscambio tra habitat ed elementi naturali isolati. Esistono Reti Ecologiche locali, basate su elementi di piccola dimensione e Reti di vasta area, basate su elementi a scala regionale o addirittura nazionale. L’esempio di Rete Ecologica più conosciuta e diffusa su tutto il territorio dell’Unione europea è la “Rete Natura 2000” di cui parleremo nel prossimo articolo.

Camilla Linari

× Maggiori informazioni? Scrivici!